
Spesso sono solita riascoltare una lezione di Remo Bodei del 1996. Il filosofo definisce l’identità personale come la capacità degli individui di avere coscienza di permanere se stessi attraverso il tempo e attraverso tutte le fratture dell’esperienza. Riflettiamo sulle singole parole utilizzate: capacità, coscienza, permanenza, fratture, esperienza. L’identità non è una semplice capacità di permanere se stessi ma la capacità di avere coscienza di permanere se stessi. Essere capaci di rendersi conto di permanere attraverso tutte le divisioni e le vulnerabilità del nostro vissuto è proprio il nocciolo della questione.
Se ne era ben accorto Vitangelo Moscarda, il protagonista del romanzo pirandelliano Uno, nessuno e centomila. Vitangelo aveva compreso che ogni identità soggettiva non poteva essere interpretata in maniera univoca: ogni uomo non è Uno agli occhi degli altri, ma è Centomila nell’individualità. L’identità personale, così frammentata e moltiplicata, arriva a rinnegare il suo stesso nome, si abbandona allo scorrere puro dell’essere e si disgrega nella natura: Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro trèmulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo.
L’identità è – riprendendo Locke – la percezione di una fragilità della coscienza, di una serie di continuità e discontinuità che devono essere metabolizzate, rinfrescate continuamente. Ecco che l’identità, continua Bodei, non è un monolite, ma è più paragonabile ad una corda che intreccia tanti elementi altrui ed è tanto più robusta quanti più elementi intreccia. Costruire un’identità, personale e collettiva, è, dunque, una vera arte.
Se ne è ben accorto Keisuke Matsuoka che, con la sua arte, tesse i fili che legano gli uomini e le donne dei tempi e delle culture. Scompone, divide, parcellizza in innumerevoli frammenti e il suo gesto non è casuale, impulsivo e indeterminato. Ogni figura, ogni scultura è scandagliata attraverso l’occhio geometrico dell’artista, sezionata in settori e tessere. Ogni minimo elemento, con il suo nome numerico addosso, è libero di esplodere nel tempo e nello spazio e simultaneamente libero di ricongiungersi ai compagni di identità.
Osservare le opere di Matsuoka è entrare in contatto con le mille scissioni e ripartizioni del nostro essere. Quante volte ci siamo sentiti esattamente così, divisi, annientati, smembrati in centomila minuscoli pezzettini, con il solo desiderio di trovare il capo e la coda e dare forma a quella corda, opaca o sbiadita ma pur sempre la linea della nostra vita.
Nel ricongiungimento di ogni frammento l’artista percorre due vie: la strada del pieno e la strada del vuoto.
Nella direzione del pieno si colloca, ad esempio, l’opera Per la distruzione che un giorno verrà, nella quale ogni tessera mappata e numerata, viene divisa e riassemblata senza lasciare aria, e tutte le tessere sono strette, in un sistema di estremo contatto.
Nella direzione del vuoto è l’opera che occupa tutta una lunga parete dello spazio espositivo del Mattatoio: Le forme dell’umanità, da cui il titolo della mostra. Qui l’artista smaterializza la figura umana e la riassembla step by step in un atto di dolcezza per la quale lo spazio vuoto è la vera scultura e i frammenti servono esclusivamente come attivatori del cervello per ricostruirne l’immagine. In questo lavoro l’artista fa un passo indietro: perduto l’elemento di continuità metafisico o naturale dell’individuo, solo il filo della memoria possiede la capacità di mettere in relazione tutti i nostri momenti e tutti i nostri giorni con l’arco della vita organica.
In mostra anche la serie di sculture Refugees, realizzata nel periodo di residenza dell’artista in Italia, nella quale viene analizzato un archetipo di umanità, non quella perfetta, quella dell’uomo vitruviano o leonardesco, ma una sorta di realtà dove le parti risultano disequilibrate, scomposte, fragili: attaccate dall’esterno e dall’interno, dai cambiamenti delle società e da quelli intimi e interiori, acquistano nomi nuovi e diverse identità in viaggio.
Uscendo dalla mostra Le forme dell’umanità di Keisuke Matsuoka, ci sentiamo, allora, come quella sabbia finissima, di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo – come quella magnetica di ferro e titanio utilizzata dall’artista per le sue sculture antropomorfe – e che ci ricorda le parole di Haruki Murakami: Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarla cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto e chiudendo forte gli occhi per non fare entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fosse fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo.
BIOGRAFIA

Keisuke Matsuoka (Miyagi, Giappone, 1980). Si laurea e specializza in scultura presso Tohoku University of Art and Design (Yamagata, Giappone) nel 2005. Nel 2013 ottiene la prestigiosa borsa di studio “Fellowship of Overseas Study Program for Artists by the Agency for Cultural Affairs, Japanese Government” (USA 2013-2014). La sua ricerca artistica si concentra su una riflessione antropologica che è alla base dell’intero lavoro sviluppato in tecniche scultoree sempre differenti e personali. Dal 2002 espone le sue opere in musei pubblici in Giappone e Italia (RIAS ARK MUSEUM OF ART, Miyagi; National Art Center of Tokyo; ASAGO ART VILLAGE MUSEUM, Hyogo; The Museum of Modern Art Gunma, Takasaki) e in gallerie private (Space·S, Tokyo; INAXgallery2, Tokyo; Grafic Gallery bis, Tokyo; Yamaguchi Gallery, Tokyo; PROMO-ARTE Project Gallery, Tokyo; Gallery&Space AGITT, Tokyo; galleria d’arte FABER, Roma ). Nel 2016 riceve la borsa di studio” Followship under the Pola Art Foundation Overseas Study Program”. Vive e lavora a Roma dal 2017 al 2018. Nel 2019 partecipa all’ “Art Fair Tokyo 2019”, Tokyo International Forum, Giappone. Sempre nel 2019 espone presso il POLA MUSEUM ANNEX a Tokyo. Nel 2022 presenta il progetto REFUGEES presso la galleria d’arte FABER e presso l’Art Fair Roma Arte in Nuvola. Nel 2022 vince il premio “10th Asago Art Competition” e installa la grande scultura “a tree of elephant” presso l’Asago Art Village Museum a Hyogo in Giappone.
INFO
Keisuke Matsuoka
Le forme dell’umanità
a cura di Tomoko Asada
promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo
realizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Latitudo
12 novembre 2025 – 11 gennaio 2026
Orari: dal martedì alla domenica dalle ore 11.00 alle 20.00, lunedì chiuso.
Con il supporto di
Pola Art Foundation
Yoshini Gypsum Art Foundation
in collaborazione con la Galleria Faber
Mattatoio di Roma, Padiglione 9a
Piazza Orazio Giustiniani 4 – Roma
www.mattatoioroma.it