DI ISA MAIULLARI
Forte Prenestino è uno spazio autogestito aperto al confronto di idee, anticonvenzionale e inclusivo. La Notte delle Streghe, svoltasi lo scorso 27 febbraio, è stato un evento suggestivo in cui hanno trovato spazio voci diverse. Il festival Witches Are Back è la creatura di un collettivo internazionale di artiste indipendenti, lontane dalle logiche mainstream che ha dato vita sedici anni fa ad un progetto artistico che accoglie performance art, concerti, DJ set, talk e mostre d’arte, promuovendo talento, creatività e regalando stimoli diversi a chi vuole farsi coinvolgere da possibilità fuori dal clima intellettuale imperante.
In una serata serena e anche tiepida, nella larga PIAZZA D’ARMI del Forte, è andata in scena la performance di Barbara Lalle intitolata “Decisione Imperfetta”, curata da Michela Becchis, Edoardo Marcenaro e Roberta Melasecca. Si è svolta in uno spazio aperto, circoscritto dagli spettatori e illuminato da un fuoco, un falò dal forte potere simbolico: il fuoco distrugge, il fuoco purifica, rappresenta l’inferno eterno ma anche lo Spirito Santo illuminante e salvifico. Ambivalente, ambiguo e quindi interpretabile in due modi. Proprio come la questione posta da Barbara Lalle: cosa fare dei testi che contengono idee di violenza, di oppressione, di sessismo patriarcale. Conservare o distruggere?
La memoria si governa, ma chi e come si possa arrogare questo potere è stato nei secoli un tema dibattuto e lancinante, ma ancor di più deve esserlo in questi tempi in cui assistiamo al risorgere di autoritarismi che pensavamo superati dalla storia e ad una violenza contro le donne e i diversi che lascia senza parole.
Su questo palcoscenico aperto, due donne si esibiscono muovendosi nel nero simbolico della notte e delle coscienze: Barbara Lalle, presenza muta, si muove tra una scrivania ingombra di libri e manoscritti, li apre, li esamina, straccia qualche pagina, e il fuoco del falò, per gettarvi dentro quanti rifiuta di tenere in vita. Emanuela Serini, cui è affidata la voce, legge un testo fatto di asserzioni contrapposte e contraddittorie che compongono assieme ai gesti di Barbara, il senso della performance.
Di fronte alla storia, al sapere che ci è arrivato tramandato nei testi, esistono solo decisioni imperfette, dietro le quali leggiamo queste affermazioni:
“La memoria non è innocente”
“Trasmettere non è un gesto neutro”
“Ricordare è una forma di potere”
Trasmettere testi storicamente violenti o perpetranti ingiustizia significa mantenere viva la memoria del male e continuare a tramandarne la struttura simbolica; del resto, distruggerli significa intervenire attivamente sulla storia, assumendosi la responsabilità di una cancellazione.
Umberto Eco nello straordinario “Il nome della Rosa” ci narra una storia avvincente che si dipana come un giallo disseminato di omicidi, in un luogo, un’abbazia del nord Italia, dove avrebbe dovuto regnare la serenità della fede e il rispetto di Dio e della vita umana da lui creata. Invece, l’opera dei frati miniatori di libri e antichi manoscritti, che anche nella storia reale ha consentito di far arrivare a noi opere antiche di enorme valore, era in qualche modo limitata dell’ex bibliotecario cieco Jorge da Burgos, che voleva impedire si tramandasse la memoria di un libro, secondo lui, pericolosissimo: il secondo libro della Poetica di Aristotele, dedicato alla commedia e al riso che, pertanto, si riteneva perduto. Jorge era convinto che il libro potesse danneggiare la cristianità, perciò ne aveva avvelenato le pagine uccidendo così i frati che avevano tentato di leggerlo. Il “riso” è accusato di distogliere il cristiano dalla paura: la legge, anche divina, si impone attraverso la paura: infatti è definita timor di Dio. Scoperto, Jorge preferisce morire: divora il libro avvelenato e dà fuoco all’intera biblioteca. Fuoco distruttore e/o purificatore.
“Il sapere non è innocente” recita Emanuela. Barbara si tormenta ma senza disperazione, apre, sfoglia, accantona… ancora apre, sfoglia, strappa, brucia. Va e viene dal rogo simbolico.
“Il sapere non è innocente.”
“Il sapere può ferire.”
“Il sapere può legittimare.”
“Il sapere può ordinare.”
“Il sapere può giustificare.”
“Il sapere può sopravvivere alle sue vittime.”
Primo Levi scriveva che niente è più necessario della conoscenza per evitare il ripetersi della tragedia, che può prendere forma lentamente nella progressiva seduzione delle masse. Per questo motivo sono state istituite anche Giornate della Memoria nelle quali, per difenderci dal ritorno del male, dobbiamo ricordare quali idee le hanno concepite. Il libro che più rappresenta la visione nazista e del male, che il regime nazista ha poi praticato, è il Mein Kampf, scritto proprio da Hitler. Proibito per anni, nel 2016 la Germania ha deciso di consentirne nuovamente la distribuzione in libreria, per evitare che crescesse la leggenda che si era creata sullo scritto hitleriano e per rendere possibile un’analisi alla luce degli orrori prodotti. La guida in tutto ciò doveva essere un sano spirito critico, che dovrebbe animarci in ogni questione da dibattere. È un caso se proprio in questi ultimi 10 anni i movimenti neonazisti stiano tornando a pesare sulla vita politica tedesca grazie ad un crescente elettorato?
Barbara va e viene dal rogo inseguendo i suoi dubbi, Emanuela ci ammonisce:
“Non esiste una scelta giusta.”
“Non esiste una scelta senza colpa.”
“Ǫuesto gesto non risolve.”
“Ǫuesto gesto è insufficiente.”
“Anche distruggere è una forma di memoria.”
“Il fuoco non cancella tutto.”
Stefano Massini ha sentito l’esigenza di confrontarsi con il testo controverso del Mein Kampf, le cui propaggini velenose sono state capaci di arrivare proprio ora in cui la propaganda di ogni genere si è ramificata online, dappertutto. Massini non dà giudizi, il suo intento è dimostrare cosa possa fare la parola, e quindi ci esorta a confrontarci con le parole che più seducono tuttora e a capire il perché di questo meccanismo. Ci spinge a ricordare per capire: ovviamente per domande scomode non c’è risposta possibile.
Barbara apre i libri rimasti sulla scrivania, esamina, sfoglia, cosa sarà più opportuno fare se vogliamo che il mondo cambi e le mentalità escano dai pregiudizi finora coltivati? Quindi, decisa, va verso il fuoco con altri fogli e resta a guardare le fiamme e il loro carico di parole pesanti. Portare a monito o eliminare per sempre? Emanuela legge ancora, scandisce frasi inequivocabili:
“Rimangono dei resti.”
“La cenere è una forma di archivio.”
“Non tutto brucia.”
“Non tutto scompare.”
“Anche ciò che resta pesa.”
“La memoria ritorna sotto altra forma.”
Il rogo per eliminare gli oppositori, fisicamente o attraverso le loro opere: storia ricorrente nel cammino dell’umanità. Bulgakov, durante i primi anni dello stanilismo, fece i conti con realtà oppressiva e soppressiva del regime. Tradusse nell’ironia del suo capolavoro “Il Maestro e Margherita” il succo dell’esperienza vissuta quale oppositore di un regime (quello sovietico come qualunque altro – i tratti si sovrappongono). “I manoscritti non bruciano”. Il suo diavolo, Woland, in giro per Mosca a dimostrare di esistere lui e quindi il suo opposto, Dio, a prescindere dall’ateismo imposto alla popolazione, osserva che “l’uomo suppone e dispone, ma non sempre può disporre del domani”: il Vangelo eliminato dalla società sovietica sopravviverà nell’animo dei russi per tutti i decenni di vita dell’URSS e così altre opere a quel tempo distrutte. La frase che ha reso celebre il romanzo rappresenta un simbolo di resistenza contro ogni censura. La vera opera artistica o di pensiero non può essere cancellata, nemmeno fisicamente eliminata e sopravvive all’oblio imposto dalla violenza del potere.
Nel buio della notte i gesti di Barbara e le parole di Emanuela si interrompono. Ogni atto di conservazione o di distruzione si rivela imperfetto. Resta il dubbio che deve guidare le scelte importanti, perché il male, sia politico che sessista, non si perpetui. Siamo tutti chiamati alla responsabilità, pur nella certezza del dubbio che sempre resterà sulla bontà delle nostre azioni.
“Ǫuesto testo è arrivato fino a qui.”
“Ǫuesto testo è passato di mano in mano.”
“Ǫuesto testo ha attraversato generazioni.”
“La memoria non è innocente.”
“Trasmettere non è un gesto neutro.”
“Ricordare è una forma di potere.”
Non ci sentiamo solo spettatori, ma attori. Siamo tutti parte del destino umano. Ognuno di noi può compiere scelte, pur imperfette ma importanti e significative.
