Douglas Gordon e il tempo

DI SERGIO MARIO ILLUMINATO

Il tempo lo si può misurare soltanto in maniera indiretta, e il susseguirsi di una sequenza di movimenti, spostamenti, modifiche, su corpi, oggetti, paesaggi, lascia la sensazione dello scorrere di questa forza invisibile. Significativa appare la ricerca di molti artisti contemporanei che nel loro lavoro hanno provato non a rappresentare ma a presentare il tempo: osservandolo, marcando, sospendendo, condensando, o allungando il suo flusso.

DOUGLAS GORDON distorce il tempo e il linguaggio per disorientare e sfidare, in gioco c’è la disponibilità ad accogliere una nuova funzione dell’opera nel nostro immaginario collettivo ed una rilettura della stessa. La manipolazione del tempo narrativo, per esempio, del famosissimo Psycho di Hitchcock, dilatando i 109 minuti previsti dalla pellicola fino all’insostenibile durata di 24 ore, messa in atto per perturbare la percezione del tempo e dello spazio reali, quelli “rappresentati” dal video e quelli “reali” che accolgono lo spettatore.

Il tempo è complice di un lavoro di estremo realismo (disponibilità di ogni dettaglio) e al contempo di stupefacente surrealismo (estraniazione e reinvenzione).

Gordon scrive: “Molto di ciò proviene dal lavoro di ‘performance’ che ero solito fare da studente quando ero molto influenzato da Alastair MacLennan. Ricordo che a Riverside, in occasione della “National Review of Live Art” in cui io mi esibivo con due amici di Glasgow ed eravamo al piano superiore mentre ci muovevamo molto lentamente, Alastair era sotto le scale e si muoveva ancora più lentamente. La cosa grande era che si trattava di una cosa molto semplice fatta con una doppia velocità – cosa di cui ero più consapevole quando la vedevo piuttosto che quando la eseguivo in una performance.

Gran parte dei films tentano di rappresentare la velocità a cui noi viviamo – e noi tutti viviamo con una relativa velocità a meno che uno non si trovi in uno stato di narcosi in cui ciò non accade, cosa che è ugualmente interessante. Con la ‘performance’ di Alastair tu diventavi molto consapevole della differenza tra le due velocità e del modo in cui ciò influenzava il tuo processo cognitivo, la tua interazione fisica con gli oggetti. Penso che questa sia una delle cose che probabilmente c’era dietro “24 Hour Psycho”, il modo in cui la gente si comporta nello spazio con un’immagine che lo sta muovendo velocemente.”

Time Machine: To See and to Experiment the Time è una riflessione su come il cinema e altri media basati su immagini in movimento hanno trasformato la nostra percezione del tempo nel corso della storia. Potremmo vedere nel “tempo” di Gordon, così come nel suo lavoro complessivo, una poetica del “perturbante”: perturbare ciò che è assodato, scontato, non problematico, facendo emergere dal suo interno, dal suo stesso cuore un contenuto imprevisto, forse latente, di certo inquietante.

G-66PL6CNJ8R