DI SERGIO MARIO ILLUMINATO
Il Museo di Villa Altieri ospita la mostra personale di Solo Renato, Fragile 2.0, un percorso che alterna leggerezza e densità, esposizione e protezione, intimità e distanza. L’evento, promosso dalla Città Metropolitana di Roma Capitale e dalla Consigliera delegata alla Cultura Tiziana Biolghini, si sviluppa attraverso materiali, luce e colore, trame e superfici, costruendo un’esperienza che coinvolge lo spazio e lo spettatore.
Il filo si muove come corpo. Le sculture realizzate con questo materiale – Betta e Betto, Alba, Berta, Lili – parlano di urgenza e contatto diretto. Il gesto è intimo e immediato: nodi e trame mostrano decisioni invisibili e memorie trattenute. Non c’è protezione, solo connessione. Ogni intreccio vibra, esprime presenza e misura, suggerendo la possibilità di accedere a una sensibilità intensa, senza filtri.
Le opere in resina – Renata, Florencia, Yin e Jang, Pegaso, Yemania, Golden Hours, Le Pupee, Splah – costruiscono distanza. La materia cattura la luce, trattiene il colore, definisce superfici lucide che attirano lo sguardo, pur mantenendo un confine tra ciò che è percepibile e ciò che resta nascosto. Qui l’esperienza non è immediata: è visibile, ma non completamente penetrabile. Il materiale diventa linguaggio, misura.
Yemania, in particolare, raccoglie l’energia dell’axé, memoria di partenze, separazioni e viaggi forzati. La sua presenza mette in connessione il gesto con la storia, evocando una dimensione spirituale e collettiva che supera la forma e il colore.

Sognando Atlantide occupa lo spazio con densità e controllo: la piovra dai tentacoli ramificati si muove verso l’oblio, mentre statue sul fondo marino osservano, immutabili. La composizione crea una tensione tra gesto e riflessione, sogno, evocando analogie con alcune installazioni di Louise Bourgeois ed Eva Hesse, in cui materia e memoria si intrecciano con l’esperienza dello spettatore.
La luce filtra, riflette e modella i volumi, mettendo in evidenza tensioni e spazi sospesi. I colori, sfavillanti e calibrati, a tratti richiamano il linguaggio del design, attirando lo sguardo senza soffocare la sensibilità dei materiali. L’effetto complessivo è uno spazio vivo, in cui fragilità e protezione si alternano in un ritmo delicato.
La mostra è anche frutto della collaborazione con il laboratorio di inclusione sociale Ver.Bene, attraverso il progetto MIX and MATCH. Qui il benessere mentale si traduce in impegno quotidiano e relazione concreta, e le opere diventano ponte tra persone, desideri e memoria.
Il percorso induce a misurare la propria pelle emotiva: non tutto è immediatamente comprensibile; la comprensione richiede tempo e attenzione. La tensione tra esposizione e difesa, urgenza e riflessione, vicinanza e distanza attraversa ogni forma, conferendo coerenza al percorso senza appesantirlo.
Uscendo da Villa Altieri, il cielo sopra sembra vicino, sospeso. Non è distanza, come ricordava la Consigliera Biolghini, i segni delle opere creano ponti tra noi e i nostri desideri. Il filo e la resina diventano strumenti di questo linguaggio: memoria, fragilità e energia sospese nello spazio.
Fragile 2.0 lascia tracce che persistono oltre la visita: materiali, luce, vuoti e superfici creano un’esperienza intensa, dove attraversare significa restare sospesi tra desiderio e attenzione, tra memoria e futuro. La mostra sarà visitabile fino al 16 gennaio 2026 a Villa Altieri, Viale Manzoni 47, Roma.