In un’epoca in cui la materia sembra dissolversi nei flussi digitali, dove tutto si misura in dati e informazioni, la scultura appare come un gesto anacronistico. Pesante, resistente, irriducibile alla leggerezza dello schermo. Eppure, è proprio in questa resistenza che la scultura ritrova la sua urgenza, il suo valore critico e sociale.
A Brugherio, sedici sculture di Alessandra Porfidia emergono tra parchi, cortili e piazze come presenze aliene. Bianche e nere, monumentali ma permeabili, non cercano di occupare lo spazio con la sola forza della materia, ma con la radicalità del vuoto. Ogni opera è più quello che non contiene che quello che contiene: un vuoto vivo, attraversabile, capace di rallentare lo sguardo e il passo, di obbligare a una nuova attenzione verso lo spazio quotidiano.

Per Porfidia, il vuoto non è assenza. È apertura. È spazio che rinnova la percezione e instaura un dialogo costante tra l’opera e chi la osserva. In un mondo che Byung-Chul Han definisce delle “non-cose” – dove gli oggetti reali cedono il passo ai dati, e le esperienze diventano flussi di informazione – Porfidia compie il gesto contrario: produce “cose” nel senso più profondo del termine, cose che si fanno spazio, respiro, soglia.
Nata a Roma nel 1962 e prima donna a ottenere la cattedra di Scultura a Brera, Porfidia ha dedicato quarantacinque anni della sua vita a difendere il diritto della scultura ad occupare spazio reale. La sua ricerca non ha mai ceduto alla facilità del digitale o alla riduzione del corpo dell’opera. Come osserva il critico Matteo Galbiati, “Ad Alessandra Porfidia va riconosciuto il coraggio di aver dedicato tutta la sua ricerca alla scultura nella sua definizione estesa, monumentale, ambientale, mentre molti colleghi hanno preferito comprimere i loro lavori per evitare la difficoltà di collocarsi nello spazio reale.”
Ogni scultura di Porfidia è, in sé, un atto di resistenza. È dichiarazione ontologica, mai nostalgia o riflesso del passato: “Io esisto fisicamente, occupo spazio, non potete scrollarmi via, non sono riducibile a pixel.”
Il concetto di soglia è centrale. Una soglia non separa semplicemente, connette. Non chiude ma invita. Le opere in parco sono interruzioni nello spazio quotidiano e varchi verso un’altra percezione del mondo. Non conducono a un altrove spettacolare: riportano al corpo, alla gravità, alla presenza.
Il contrasto tra bianco e nero accentua questa tensione che, lontana da un minimalismo estetizzante, rappresenta il rifiuto della seduzione visiva del nostro tempo. La scultura diventa esperienza. Come nota Galbiati, è “metafora di tutto e niente, di luce e ombra, di verità e rappresentazione.” In un mondo saturo di colori digitali e filtri social, questa riduzione all’essenziale provoca una scossa percettiva.
Che la mostra si tenga a Brugherio e non nelle capitali dell’arte italiana è significativo. Le periferie non aspettano più che il centro si accorga di loro: Brugherio diventa laboratorio, città-museo diffuso. Sedici opere sparse tra parchi, piazze e cortili trasformano il territorio in spazio di esperienza collettiva: obbligano a rallentare, a cambiare direzione, a misurarsi con la durata.
Porfidia insiste su un’idea di scultura come pratica sociale: un dispositivo di tempo e relazione. In un’epoca ossessionata dal temporaneo, dallo sciame digitale che si forma e si dissolve istantaneamente, le sue opere durano, resistono al tempo, alle intemperie, all’indifferenza. Creano memoria, stabiliscono legami con il luogo e con chi le attraversa.
“Abitare il vuoto significa abitare il tempo della lentezza, dell’ascolto, della relazione”, scrive l’artista. Le sculture diventano soglie che mettono alla prova, corpi che chiedono di confrontarsi con la propria presenza, riportando all’esperienza fondamentale dell’esistere nello spazio.
In un mondo che corre verso il virtuale, che riempie ogni vuoto di rumore, le sculture di Porfidia piantano chiodi di realtà. Sono antidoti alle non-cose, ci ricordano che esiste un tempo lento, uno spazio fisico, una dimensione dell’esperienza che nessuna tecnologia può replicare. Sono “cose” nel senso più profondo: oggetti che richiedono presenza fisica per essere compresi.
E forse, oggi più che mai, questi fantasmi di luce sono necessari. Perché ricordano cosa significhi abitare il mondo fisico, avere un corpo, essere qualcosa di più di un profilo digitale.
La mostra Corpi di luce. Tracce d’ombra di Alessandra Porfidia è visitabile a Brugherio fino al 14 ottobre 2025. Per informazioni: www.alessandraporfidia.com
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CORPI DI LUCE. TRACCE D’OMBRA
ALESSANDRA PORFIDIA SCULTURE
24 giugno – 14 ottobre 2025 Comune di Brugherio
Parco Ingrea / Parco Miglio / Cortile della Lettura / Ingresso Sede Comunale
MOSTRA DIFFUSA
curata da Matteo Galbiati, della seconda edizione di B@D – BrugherioArte Diffusa
Inaugurazione Mostra – Martedì 24 giugno ore 18,00 – Parco Increa
con l’intervento musicale di Piseri Ensemble orchestra di giovani archi diretti dal M° Piercarlo Sacco
Presentazione del Catalogo – 25 settembre 2025 ore 20,30 – Sala Consiliare
Palazzo Ghirlanda Silva, Via Italia 27 Brugherio